La Furia Umana
  • I’m not like everybody else
    The Kinks
  • E che, sono forse al mondo per realizzare delle idee?
    Max Stirner
  • (No ideas but in things)
    W.C. Williams

Chronicles

ELISA MANCIOLI & CHRISTIAN MARAZZI / Le disuguaglianze del capitale e la forza inventiva delle lotte

Forse è wishful thinking, ma mi sembra che finchè c’è la capacità di mobilitarsi, di inventare tattiche per spiazzare l’avversario, possiamo ben sperare. Certo è che bisogna avere forza-invenzione, di tipo tattico, cioè che ha a che fare con le forme della lotta, dato che la strategia è determinata dagli altri, da questa incredibile accumulazione di ricchezza, e dall’incredibile aumento delle disuguaglianze da parte del capitale.

TONI D’ANGELA / Pasolini: per un audio-visione della commistione

Variare intacca il sistema, l’uso maggiore o maggioritario, di potere, del sapere in quanto marchio del potere. È il senso o il dissenso dell’operazione teatrale di Carmelo Bene secondo la lettura di Deleuze: non un anti-teatro, non un teatro nel teatro o una negazione del teatro, ma una sottrazione, una detrazione di tutto quanto costituisce elemento di potere nella lingua e nei gesti, nella rappresentazione e nel rappresentato.

VINCENT SORREL / Cultiver sa pratique : les carnets de Rose Lowder

Néanmoins, entre le début et la fin de la bande pelliculaire, une fois développée, on ne peut plus revenir en arrière. Tout s’est passé au moment de la prise de vue. Le Bouquet est une performance de cinéma agricole dont l’enjeu est de cultiver un geste relevant du miracle de la nature qui, quoi qu’il arrive, se déploie, continue de pousser, fleurie, fane, est animée par le vent, la lumière, et, dans les films de Rose Lowder, est réanimée par le cinéma.

TONI D’ANGELA & ELISA MANCIOLI / Nuove alleanze. Osservazioni sulla mostra Magical Realism

L’umanità è, per dirla con Isabelle Stengers, come “un denso insieme di relazioni” e un “concatenarsi di relazioni” da cui (co)dipendiamo. Sandra Ruiz e Hypatia Vourloumis direbbero “resonant being together”, dirottando dalla fisica il concetto di risonanza, cioè la vibrazione di più oggetti “at the same frequency”. La mostra Magical Realism presenta quelle che le due ricercatrici, ispirate da Bataille e Rosalind Krauss, chiamano formless formation, l’assemblea/assemblaggio di response-ability reversibili. Un prospettivismo e una reciprocità gioiosa (quella di cui parla Silvia Federici) che implica una continua metamorfosi: tra(n)sformazione di cose e esseri viventi che si originano gli dagli altri e attraverso gli altri. 

MARK RAPPAPORT / A life of her own— on the cinemascoping of George Cukor

But with A Life of Her Own (1950), critics and audiences and even historians agreed with Cukor, the director of the film. Even now, sixty years later, Cukor’s biographers also concur. No biography bothers spending more than a few  paragraphs complaining about how bad the movie is before moving on. All the griping notwithstanding, it is a minor masterpiece, maybe even more than that—a John the Baptist, if you will—pointing the way to Cukor’s future cinemascope masterpieces like  Bhowani Junction (1956), Les Girls (1957), A Star is Born (1954), and the VistaVision Heller in Pink Tights (1960).*

TONI D’ANGELA / L’estetica come condizione di possibilità del comune 

La posta in gioco dell’educazione estetica nell’età della globalizzazione neoliberista che privatizza una produzione sempre più socializzata e cannibalizza, oltre che le sue stesse condizioni di riproduzione, persino il futuro e che è inconciliabile con l’estetica, non è tanto una riappropriazione del sentire “autentico”, peraltro già da sempre investito più che rivestito da protesi e concatenamenti, ma è il (sentire) (in) comune.

VINCENZO FRUNGILLO / Lingua e metamorfosi nei versi di Roberto Gaudioso

Qualche anno fa il libro L’io-pelle dello psicanalista francese Didier Anzieu, riassumeva tutta un serie di fenomenologie della percezione legate alla carne, scardinando  l’egotismo occidentale attraverso  la centralizzazione del margine: la pelle è il limite biologico, l’involucro, che apre all’altro incessantemente. Scrive Gaudioso nella poesia che chiude il primo movimento: “il mio corpo traduce e seduce il divenente/urlo nel mio dna scrivente”. Ma l’estrema disposizione all’apertura richiede ancora un movimento: aldilà della psicanalisi, ricordando con la fisica, che la materia è fatta di luce, e con essa il corpo così la carne e la pelle.

TONI D’ANGELA / I materiali e la poesia. Da Frank Stella a David Hume

A lungo la pittura è stata idealismo, sublimazione del materiale, trasfigurazione della materia, investimento soggettivo dell’oggettività. La pittura di Ryman è un “making something visible”. Ryman ha detto: “I do something with the paint, but I’m not painting a picture of anything”. Già il Modernismo l’aveva fatta finita con la concezione della pittura come rappresentazione, finestra albertiana attraverso la quale guardare il mondo e leggere narrativamente il suo significato.

ELISA MANCIOLI & FEDERICO FERRARI / Pensare, senza condizione

“And if when I pompously announce that I am addressed — To the imagination — you believe that I thus divorce myself from life and so defeat my own end, I reply: To refine, to clarify, to intensify that eternal moment in which we alone live there is but a single force — the imagination.” – William Carlos Williams, Spring and All (1923)

GINO FREZZA / La piuma e il colibrì

Here di Zemeckis è una fortissima scommessa su stabilità, costanza del visivo e conduzione del racconto filmico, a fronte della sua continua mutevolezza interna, ritagliata dentro cornici che danno il legame che lo spazio detiene con la storia, con il cambiamento (architetture, costumi, tecnologie, mobilità, ma talvolta pure conflitti fra generazioni, feste, accidenti-incendi, differenze etnico-sociali, ecc.). Finestre visive su finestre visive che si mostrano da un solo angolo visivo e che tuttavia danno anima a un puzzle costantemente cangiante, legano il presente a un tempo che mostra le sue (spesso) inavvertite radici. 

ELISA MANCIOLI & MICHAEL MARDER / Of roots and the void in-between

I get why you are reluctant to give up on nature (the word), and I share the sentiment; it looks like it could be linked to our not giving up on nature itself — however wide the meaning of this statement. If, pragmatically, meaning is what we’re prepared to do, is the way we respond, we need to act with nature and use nature responsibly, taking into account those vital blind spots (this is what should make the distinction between right-wing and leftist praxis). Starting “from below”, from our day-to-day, our immediate proximities, with the creation of spaces of growth that are critical enough that they escape capitalistic profit and progress logics, and with widening our understanding of birth and birthing, consequently of families and kinship, with very practical struggles as well as theoretical ones.

ELISA MANCIOLI & CARLOTTA COSSUTTA / Intersezionalità, rappresentazioni, posizionamenti. Una conversazione a partire da Caliban and the Witch di Silvia Federici

La prima cosa l’ha già detta lei: un approccio materialista che non sia per forza di cose ortodosso, ma che ci obblighi a guardare alle condizioni reali di vita, a come utilizziamo il nostro tempo, alle catene globali della cura e quindi alle relazioni di oppressione che noi stesse costruiamo con altre donne. Guardare le condizioni materiali significa uscire dalla pura dimensione culturale, che rischia di cancellare le differenze tra donne e allo stesso tempo di non vedere alcuni dei problemi più pressanti, che non sempre sono ciò che ci immaginiamo che siano, o ciò che ci rappresentiamo. 

ELISA MANCIOLI & CARLOTTA COSSUTTA / Intersectionality, representations, positionings. A conversation starting from Silvia Federici’s Caliban and the Witch

The following text is a conversation with Carlotta Cossutta. Philosopher and activist, professor of Political Philosophy at Università degli Studi di Milano, she’s a member of NON UNA DI MENO and is co-chair at Casa delle Donne of Milan; she published Digital Fissures. Bodies, Genders and Technologies (2018) and  Domesticità. Lo spazio politico della casa […]

WALESKA ANTUNES / Nature of Disappearance: Parallel I-IV, by Harun Farocki

Behind every image, something has disappeared. And that is the source of its fascination. Behind virtual reality in all its forms (telematics, IT, digitization, etc.), the real has disappeared. And that is what fascinates everyone. According to the official version, we worship the real and the reality principle, but – and this is the source of all the current suspense – is it, in fact, the real we worship or its disappearance?

RAYMOND BELLOUR / Second Life/Afterlife

Dans son essai sur Chris Marker et La Jetée, Victor Burgin démarque par trois fois en début de paragraphe la phrase liminaire du film (“La Jetée est l’histoire d’un homme marqué par une image d’enfance”), déjà attestée d’emblée sous sa forme originale par la reproduction d’un photogramme : “Ceci est l’histoire d’un homme marqué par une image d’enfance.”

ANAÏS NONY / The Instrumentarian Power of Artificial Intelligence in Data-Driven Fascist Regimes 

An investigation published on November 30th by independent journalist news platforms +972 Magazine and Local Call interrogates the wider use of artificial intelligence on the Israeli war on Gaza. Based on interviews with current and former members of Israeli’s intelligent community reveals that IDF’s intelligent units has shifted to become a “mass assassination factory” that operate under the disguise of statistically precise and technically advanced intelligence tools.